I dati attuali ci indicano che le intolleranze alimentari sono in continuo aumento. In Italia si stima che 9 milioni di persone abbiano una qualche forma di intolleranza poiché probabilmente il nostro corpo, negli ultimi decenni, è stato inquinato in modo sempre più frequente, da componenti chimici come i conservanti o gli additivi chimici per insaporire i cibi, per colorarli e così via, dando origine a processi infiammatori con conseguenti problematiche cutanee, gastriche, intestinali, nonché stanchezza, ansia e sovrappeso.
Secondo la medicina allopatica, qualsiasi reazione scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti, può essere definita una intolleranza alimentare. Ma gli interrogativi intorno a questo argomento sono i più disparati, soprattutto perché sono sempre più numerose le persone che, nonostante risultino negative ai test allergologici convenzionali, presentano quadri simili ad uno stato allergico.
L’intolleranza si manifesta con sintomi molteplici, principalmente gastrointestinali (gonfiori, stipsi, nausea, crampi, diarrea…) ma spesso possono interessare anche organi lontani da quelli coinvolti nel sistema digestione. In questo caso i sintomi possono essere come cefalea, dolori articolari, irritabilità, bronchiti ricorrenti e sovrappeso oppure obesità.
Le responsabili sono le citochine, molecole prodotte dall’organismo per reagire ad un “cibo nemico”. Se in eccesso, queste ultime possono provocare uno stato infiammatorio cronico, che può far aumentare le cellule adipose e la ritenzione idrica, rallentando i ritmi metabolici.
In particolar modo è presente una specifica citochina che causa un incremento della produzione di insulina, la quale innesca un circolo vizioso che stimola il senso di fame e quindi l’accumulo di adipe.
Quando un intestino è sano, il suo compito di analisi e scelta fra le sostanze innocue e quelle dannose, viene svolto regolarmente. Un intestino alterato da uno stile di vita scorretto, permette l’ingresso nell’organismo di agenti nocivi e tale situazione sviluppa un terreno sul quale può nascere un processo infiammatorio cronico e quindi di apertura alle intolleranze. Inizia un sistema fatto da intossicazione e infiammazione ed il corpo incomincia a trattenere tossine, liquidi e chili. Si calcola che il 10% degli strati adiposi siano generati da intolleranze alimentari silenti.
Fare dunque attenzione a questi sintomi: acne, afte, asma, cefalea, cellulite, coliche gassose, eczemi, emicrania, diarrea, stipsi ostinata, orticaria, sonnolenza, obesità, stanchezza, vertigini, nausea, infezioni ricorrenti.
In sostanza è importante ascoltare il proprio corpo che manda messaggi quotidiani che troppo spesso vengono ignorati, in modo da evitare che si sviluppino forme di accumuli tossinici esprimibili anche in un possibile sovrappeso ostinato.
Fonti:
“RIZA SCIENZE” Le intolleranze alimentari

