Alimentazione e salute: perché la stessa dieta non va bene per tutti

Mangiare non significa soltanto introdurre calorie e nutrienti. Le nostre scelte alimentari si intrecciano con lo stile di vita, la prevenzione e, quando è presente una malattia, anche con il percorso di cura.

È da questa visione che parte l’esperienza professionale di Mariagrazia Brunelli, medico di medicina generale che, dopo una formazione in omeopatia, ha approfondito la bioterapia nutrizionale, la scienza dell’alimentazione e la medicina complementare.

Al centro del suo approccio c’è soprattutto un principio: prima della malattia viene la persona.

«Il primo atto medico secondo me è l’accoglienza del paziente», spiega Brunelli. Ascoltare significa raccogliere la storia clinica e familiare, prestare attenzione ai sintomi e alle caratteristiche individuali. Esami e indagini cliniche restano fondamentali, sottolinea, ma devono affiancare la visita e il rapporto diretto con il paziente.

Quando l’alimentazione entra nel percorso di cura

Una parte importante del lavoro di Brunelli è rappresentata dalla bioterapia nutrizionale, approccio che ha approfondito dopo la formazione in scienze dell’alimentazione.

Nella sua pratica, la bioterapia nutrizionale si traduce in programmi individualizzati che considerano, oltre alla scelta degli alimenti, le loro associazioni, le modalità di preparazione e cottura e la stagionalità.

Brunelli preferisce infatti parlare di “programma” piuttosto che di dieta. Un’alimentazione troppo rigida può diventare difficile da mantenere nel tempo e interferire anche con la socialità. Mangiare significa condividere una cena, uscire con gli amici, provare piacere: aspetti che, secondo Brunelli, non dovrebbero essere sacrificati quando si decide di modificare le proprie abitudini alimentari.

Non conta soltanto che cosa mangiamo

Brunelli porta un esempio molto concreto: la cicoria ripassata, piatto della tradizione romana. Lessarla e poi ripassarla in padella con olio, aglio e peperoncino, spiega, ne esalterebbe le proprietà che, secondo la bioterapia nutrizionale, possono stimolare l’attività epatica.

È un esempio che le serve per spiegare uno dei principi dell’approccio: lo stesso alimento può essere utilizzato diversamente a seconda della preparazione, delle associazioni con altri cibi e delle esigenze della persona.

Una dieta uguale per tutti?

Su questo Brunelli è netta: nella sua pratica non utilizza programmi alimentari prestampati.

La visita, la storia clinica e le caratteristiche individuali precedono la costruzione del programma nutrizionale. Persone apparentemente simili possono avere esigenze differenti e, secondo Brunelli, anche l’alimentazione dovrebbe tenerne conto.

Lo stesso principio guida il suo approccio agli integratori. La scelta, sostiene, non dovrebbe dipendere semplicemente dalla pubblicità, dai social o dalla popolarità di un prodotto.

«Io davanti a me ho un individuo che è unico, la sua storia è unica», spiega. Ed è sulla persona che ritiene debba essere valutato anche l’eventuale utilizzo di un integratore.

Bioterapia nutrizionale e terapie farmacologiche

Nella sua esperienza clinica Brunelli utilizza la bioterapia nutrizionale anche in pazienti già in trattamento farmacologico, per esempio per ipertensione o diabete. Il percorso procede parallelamente alla terapia e prevede il monitoraggio dei parametri clinici.

«Io posso incominciare a ridurre piano piano, sempre monitorizzando il paziente o tenendolo sotto osservazione, il farmaco», racconta. In alcuni casi riferisce di essere arrivata alla sospensione del trattamento antipertensivo e, in pazienti con diabete, alla riduzione del dosaggio della metformina.

Si tratta quindi, nella sua pratica, di una rivalutazione della terapia effettuata dal medico sulla base dell’andamento clinico del singolo paziente, e non di una sostituzione autonoma dei farmaci con l’alimentazione.

«Il paziente si deve sentire sostenuto, ma non sostituito»

È forse la frase che meglio sintetizza il modo in cui Brunelli interpreta il rapporto medico-paziente.

Il percorso di cura, sostiene, si costruisce insieme. Il medico mette a disposizione conoscenze ed esperienza, ma la persona deve comprendere ciò che sta accadendo e partecipare alle scelte che riguardano la propria salute.

«Il paziente è il protagonista di questa storia», afferma Brunelli. Anche modificare l’alimentazione, aumentare l’attività fisica o cambiare abitudini richiede quindi una partecipazione attiva, che difficilmente può essere sostituita da una prescrizione o da un farmaco.

Zuccheri, varietà e stagionalità

Quando le chiediamo quale abitudine alimentare andrebbe ripensata più frequentemente, Brunelli indica per prima cosa il consumo di zuccheri, compresi quelli presenti in molti prodotti confezionati.

«Lo zucchero è un vero e proprio pericolo», afferma, definendolo «la molecola che più di tutte crea infiammazione».

Il suo invito è quindi a ridurre drasticamente gli zuccheri nella dieta. A questo aggiunge altri due principi: rispettare maggiormente la stagionalità e variare ciò che portiamo in tavola.

Anche la colazione, osserva, non deve essere necessariamente identica ogni giorno. Cappuccino e cornetto possono trovare spazio occasionalmente, ma Brunelli suggerisce di alternarli con colazioni differenti: dalla frutta alle preparazioni salate, dal kefir con frutta fresca, frutta secca e cereali fino al pane tostato con marmellata.

Recuperare la tradizione senza rinunciare all’innovazione

Da questa visione sta nascendo anche un nuovo progetto: un libro dedicato alla bioterapia nutrizionale attraverso ricette della tradizione italiana organizzate secondo le stagioni.

È un’idea che Brunelli racconta di avere coltivato per anni e alla quale sta lavorando concretamente da circa un anno e mezzo. L’obiettivo è recuperare la ricchezza della cucina italiana — ingredienti, preparazioni e associazioni alimentari — rileggendola attraverso i principi della bioterapia nutrizionale.

Ed è proprio il piacere del cibo a diventare il messaggio conclusivo dell’intervista.

Brunelli invita a riscoprire anche il momento della spesa, i mercati, i colori e gli odori degli alimenti e a tornare in cucina senza vivere il cibo soltanto attraverso rinunce e prescrizioni.

«Cercate di divertirvi in cucina», suggerisce.

Prendersi cura dell’alimentazione, nella sua visione, significa quindi inserirla in un percorso più ampio che comprende prevenzione, movimento, ascolto della persona e cure mediche quando necessarie.

Un percorso nel quale il cibo non diventa l’alternativa alla medicina, ma uno degli strumenti attraverso cui la persona può partecipare più consapevolmente alla cura della propria salute.

Monica Mazzoleni
Monica Mazzoleni

Farmacista formulatore, giornalista

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