Il respiro: il primo alleato del nostro benessere

Con Matteo Giovanni Manzini scopriamo perché imparare ad ascoltare il respiro può aiutarci a gestire meglio stress, emozioni e vitalità.

Respiriamo oltre ventimila volte al giorno, ma quasi mai ci fermiamo ad ascoltare il nostro respiro. Eppure proprio il modo in cui respiriamo può influenzare il nostro stato di tensione, la qualità del riposo, la capacità di affrontare lo stress e persino il nostro equilibrio emotivo.

Il respiro non è soltanto una funzione automatica indispensabile alla vita. È un ponte continuo tra corpo e mente, capace di riflettere ciò che stiamo vivendo e, allo stesso tempo, di aiutarci a ritrovare uno stato di maggiore equilibrio.

Di questo abbiamo parlato con Matteo Giovanni Manzini, presidente dell’Associazione Italiana di Rebirthing, che da quasi trent’anni si occupa di educazione al respiro e accompagna le persone in un percorso di maggiore attenzione verso questa funzione fondamentale.

Educazione al respiro: perché non siamo abituati ad ascoltarci

Secondo Manzini, il primo grande limite della nostra cultura è proprio la mancanza di una vera educazione al respiro. «Non siamo abituati ad ascoltarlo», spiega. Mentre in alcuni Paesi orientali momenti dedicati alla respirazione e alla meditazione fanno parte del percorso scolastico fin dall’infanzia, nella nostra società il respiro rimane quasi sempre sullo sfondo, fino a quando lo stress, l’ansia o la stanchezza non iniziano a manifestarsi.

Che cos’è il rebirthing e su quali principi si basa

Il rebirthing nasce proprio dall’idea di recuperare questo rapporto. Si tratta di una disciplina che utilizza una particolare modalità di respirazione, definita “circolare”, caratterizzata da un flusso continuo tra inspirazione ed espirazione. Sebbene il termine sia stato coniato negli anni Settanta, le sue radici affondano in pratiche respiratorie molto più antiche, presenti già nelle tradizioni orientali.

Oggi sono soprattutto le persone che vivono situazioni di stress, ansia o difficoltà emotive a rivolgersi a operatori esperti di questa disciplina. L’obiettivo, sottolinea Manzini, non è sostituire percorsi medici o psicologici, ma offrire un lavoro centrato sul corpo e sul respiro, che può affiancarsi ad altri approcci nel favorire una maggiore attenzione verso sé stessi.

Respirazione consapevole: l’importanza dell’attenzione

Durante l’intervista emerge un concetto che ricorre più volte: prima ancora della consapevolezza, è l’attenzione il vero punto di partenza. Prestare attenzione al proprio respiro significa imparare ad ascoltare ciò che il corpo comunica in ogni momento, riconoscendo i segnali di tensione prima che diventino predominanti.

Respirazione e stress: il legame con il sistema nervoso

Quando siamo sottoposti a uno stress prolungato, la respirazione tende spontaneamente a diventare più superficiale e contratta. Questo meccanismo, utile nelle situazioni di emergenza, può però trasformarsi in un’abitudine che alimenta uno stato di tensione costante. Recuperare una respirazione più libera e naturale può contribuire a interrompere questo circolo vizioso e favorire una migliore regolazione dell’organismo.

Ansia e respiro: perché non sempre serve fare un respiro profondo

Manzini propone anche una riflessione che può sorprendere. Quando ci sentiamo agitati siamo spesso portati a dirci, o a sentirci dire, di fare un respiro profondo. In realtà, spiega, non sempre questa è la risposta più adatta. Se ci troviamo già in una condizione di forte tensione o di iperventilazione, inspirare ancora più profondamente potrebbe accentuare il disagio.

Il suggerimento è diverso da quello che molti si aspetterebbero: concedersi una breve pausa respiratoria, trattenendo il respiro per pochi secondi, dopo l’inspirazione oppure dopo l’espirazione, per poi lasciare che il respiro riprenda spontaneamente il suo ritmo naturale. Un gesto semplice che, secondo Manzini, può aiutare ad allentare la tensione e a ritrovare un rapporto più equilibrato con il proprio respiro.

Imparare ad ascoltare il respiro

L’errore più comune, conclude Manzini, è accorgerci del respiro solo quando qualcosa non va oppure cercare subito di modificarlo. Il primo passo, invece, è imparare ad ascoltarlo senza giudicarlo e senza volerlo controllare a tutti i costi. Solo attraverso questa attenzione il respiro può ritrovare spontaneamente fluidità, profondità e naturalezza.

Il respiro ci accompagna dal primo all’ultimo istante della nostra vita, ma raramente gli dedichiamo attenzione. Forse la vera sfida non è imparare a respirare di più, ma imparare ad ascoltare il proprio respiro e lasciare che ritrovi spontaneamente il suo ritmo. È da questo gesto semplice, secondo Matteo Giovanni Manzini, che può iniziare un rapporto più equilibrato con sé stessi.

Chi è Matteo Giovanni Manzini

Breath Coach, Counselor, Presidente dell’Associazione Italiana Rebirthing, Operatore DBN iscritto ai Registri Regionali secondo la L.R. 2/2005.

Responsabile del sito www.ilrebirthing.it

Monica Mazzoleni
Monica Mazzoleni

Farmacista formulatore, giornalista

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