Quali sono i confini delle discipline bionaturali? Che formazione hanno gli operatori e che cosa può verificare un cittadino prima di affidarsi a un professionista? A oltre vent’anni dalla legge lombarda che ha regolamentato il settore, ne parliamo con Maurizio Ugo Rodriguez, presidente del Comitato tecnico-scientifico delle Discipline Bionaturali di Regione Lombardia.
Tra discipline bionaturali, professioni sanitarie, pratiche complementari e attività legate al benessere, per chi cerca informazioni non è sempre facile capire quali siano le differenze.
Eppure conoscerle è fondamentale. Non soltanto per comprendere che cosa possono offrire le discipline bionaturali, ma soprattutto per sapere entro quali confini operano, quale formazione può avere un operatore e quali elementi è possibile verificare prima di rivolgersi a lui.
In Lombardia questo percorso è iniziato oltre vent’anni fa. La legge regionale n. 2 del 1° febbraio 2005 ha infatti disciplinato le attività e i percorsi formativi delle discipline bionaturali, prevedendo registri degli operatori e degli enti di formazione e istituendo un Comitato tecnico-scientifico.
Ma che cosa significa, concretamente, tutto questo per il cittadino? E quale spazio possono avere oggi le discipline bionaturali senza sovrapporsi alle competenze delle professioni sanitarie?
Ne parliamo con Maurizio Ugo Rodriguez, presidente del Comitato tecnico-scientifico delle Discipline Bionaturali di Regione Lombardia, per ripercorrere il cammino compiuto in questi anni e provare a fare chiarezza su un mondo ancora poco conosciuto.
Discipline bionaturali: superare l’equivoco dell’“alternativa”
Negli ultimi anni il dibattito sulle discipline bionaturali è tornato particolarmente acceso. Dal suo osservatorio istituzionale, quale ritiene sia il principale equivoco che ancora oggi accompagna queste discipline?
Il principale equivoco è considerare le discipline bionaturali come “alternative” a qualcos’altro. Chi pone attenzione al proprio benessere e si avvicina alle nostre conoscenze lo fa attraverso un’esperienza personale e una scelta consapevole.
Per molti anni il mondo occidentale ha affrontato questi temi trascurando conoscenze e competenze che avevano maggiori affinità con culture orientali o popolari. Successivamente anche il mondo scientifico e sanitario ha cominciato a guardare con maggiore attenzione ad alcuni di questi ambiti.
Credo che oggi sia importante cercare forme di collaborazione orientate al benessere e alla vitalità della persona, mantenendo però chiare le rispettive identità e competenze.
Che cosa sono davvero le discipline bionaturali
Partiamo dalle basi. Che cosa sono realmente le discipline bionaturali e quale obiettivo si pongono nella società contemporanea?
La definizione di “discipline bionaturali” nasce da un percorso compiuto all’inizio degli anni Duemila, quando numerose discipline provenienti da differenti approcci culturali e filosofici si riunirono a Milano per confrontarsi e individuare gli elementi che avevano in comune.
Per anni erano state utilizzate definizioni come “alternative”, “naturali” oppure “olistiche”. Attraverso quel confronto si arrivò invece alla definizione di discipline bionaturali.
Il termine “disciplina” richiama una via, un percorso, un modo di vivere praticato e sperimentato nel tempo. Alcune discipline prevedono pratiche interne, per esempio legate alla respirazione o all’attenzione verso il proprio corpo; altre utilizzano il movimento e differenti tecniche per favorire una maggiore conoscenza di sé.
Il concetto di “bio” richiama invece la vita e la vitalità. La finalità delle DBN è proprio quella di promuovere la vitalità della persona attraverso un approccio che considera diversi aspetti dell’individuo.
Infine c’è il termine “naturale”, che richiama l’osservazione della vita e della natura.
Le discipline bionaturali, quindi, non devono essere considerate semplicemente come un’attività complementare al servizio sanitario. Hanno una propria autonomia e mirano a valorizzare le potenzialità della persona e la sua capacità di vivere in maggiore armonia con sé stessa e con l’ambiente.
Discipline bionaturali e professioni sanitarie: perché è importante distinguerle
Molte persone fanno ancora fatica a distinguere una professione sanitaria da una disciplina bionaturale. Quali sono le differenze sostanziali e perché è importante mantenere ben distinte le competenze?
Le discipline bionaturali hanno avuto poco spazio nei grandi canali di comunicazione e questo ha contribuito a creare confusione. Talvolta vengono ancora definite “medicine alternative” o “medicine complementari”, ma non è questa la nostra identità.
Gli operatori DBN non sono professionisti sanitari e le discipline bionaturali non sono pratiche terapeutiche, né attività estetiche, sportive o di fitness.
La loro finalità è sostenere la vitalità e il benessere della persona attraverso un approccio globale, che considera l’individuo nella sua interezza e non in maniera compartimentata.
Le diverse discipline utilizzano conoscenze, tecniche e strumenti propri del loro ambito. È proprio mantenendo chiara questa distinzione che si possono rispettare le competenze degli operatori DBN e quelle delle altre figure professionali.
La legge lombarda e un percorso iniziato oltre vent’anni fa
Regione Lombardia è stata una delle prime realtà italiane a disciplinare il settore con la legge regionale n. 2 del 2005. Quali risultati ha prodotto questa esperienza in oltre vent’anni di attività?
La legge regionale del 2005 ci ha consentito innanzitutto di trovare una casa comune nella quale confrontare e verificare le nostre esperienze.
Uno dei risultati più importanti è stata l’istituzione dei registri degli enti di formazione e degli operatori in discipline bionaturali.
Per ciascuna disciplina sono stati definiti il profilo, le conoscenze, le abilità, le competenze e il relativo percorso formativo. Sono state inoltre ricostruite origini e storia delle discipline e posta particolare attenzione agli aspetti etici e al rapporto tra operatore e utente.
Questo permette al cittadino di avere un riferimento per verificare se un operatore o un ente di formazione risponde ai requisiti individuati dal sistema regionale.
Va però ricordato un aspetto fondamentale: non esiste una legge nazionale che regolamenti professionalmente le discipline bionaturali e l’iscrizione ai registri lombardi è volontaria. Una persona può quindi svolgere un’attività anche senza essere iscritta.
Proprio per questo riteniamo importante l’esistenza di criteri formativi, di un codice deontologico e di un manifesto delle discipline bionaturali ai quali gli iscritti scelgono di aderire.
Il Comitato tecnico-scientifico e le garanzie per il cittadino
Qual è il ruolo del Comitato tecnico-scientifico e quali sono le principali attività che svolge a tutela della qualità delle discipline bionaturali?
Il Comitato tecnico-scientifico è il luogo nel quale si incontrano gli enti e le associazioni che fanno parte di questo sistema. Tra le sue attività c’è la gestione delle richieste relative ai registri degli enti di formazione e degli operatori.
Il cittadino può consultare le informazioni pubblicate da Regione Lombardia e verificare, per ciascuna disciplina, gli enti di formazione e gli operatori presenti nei registri.
Questo non impedisce a chi non è iscritto di esercitare, perché, come dicevo, l’adesione è volontaria. Il sistema regionale offre però al cittadino uno strumento in più per verificare il percorso formativo dell’operatore al quale decide di rivolgersi.
Il Comitato valuta inoltre le richieste relative all’inserimento di nuove discipline. È quindi un sistema che continua a evolversi insieme alla realtà delle DBN.
L’esperienza della Lombardia rappresenta inoltre un riferimento anche per operatori provenienti da altre Regioni, che scelgono di formarsi e iscriversi ai registri lombardi.
Che cosa significa “professione riconosciuta”
Nel dibattito pubblico si sente spesso parlare di “professione riconosciuta”. Può aiutarci a comprendere la differenza tra una professione sanitaria, una professione disciplinata dalla legge 4/2013 e il sistema di autoregolamentazione previsto dalla normativa lombarda?
È importante fare chiarezza perché si tratta di situazioni differenti.
Le professioni sanitarie sono regolamentate dalla normativa nazionale e, quando previsto, l’esercizio professionale richiede l’iscrizione al relativo Ordine o Albo.
La legge 4/2013 riguarda invece le professioni non organizzate in Ordini o Collegi e prevede la possibilità di costituire associazioni professionali secondo determinati requisiti. Queste associazioni possono rilasciare ai propri iscritti attestazioni relative alla qualità e alla qualificazione professionale dei servizi prestati, secondo quanto previsto dalla normativa.
Per le discipline bionaturali, la legge di Regione Lombardia ha costruito un sistema di qualificazione formativa attraverso la definizione delle discipline e dei relativi criteri di conoscenza, abilità e competenza.
Non si tratta però di un riconoscimento professionale nazionale. L’adesione alle associazioni professionali e ai registri regionali, laddove previsti, rimane volontaria.
Questa distinzione è importante anche per il cittadino, perché permette di comprendere quale valore attribuire alle diverse attestazioni e iscrizioni presentate da un operatore.
Che cosa significa promuovere la “vitalità” della persona
Uno dei concetti più ricorrenti nelle discipline bionaturali è quello della promozione della vitalità della persona. Che significato assume questo principio dal punto di vista culturale e sociale?
La vitalità è il motore che muove il nostro vivere e riguarda anche l’educazione a nuovi e più salubri stili di vita.
Il concetto stesso di disciplina richiama una via, un percorso, uno stile di vita. La vitalità rappresenta la spinta a migliorarsi, la voglia di crescere, evolversi e cambiare per dare un senso alla propria esistenza.
Fare cultura della vitalità significa quindi anche divulgare i valori di autoeducazione e di promozione di stili di vita propri delle diverse discipline.
Alcune pratiche possono entrare anche nella vita quotidiana e familiare come strumenti di attenzione verso sé stessi e verso gli altri. L’idea di fondo è che lavorare sulla persona possa avere una ricaduta anche sulla famiglia e, più in generale, sulla società.
DBN e professionisti sanitari: è possibile collaborare?
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di approccio integrato alla salute. Esistono ambiti nei quali professionisti sanitari e operatori delle discipline bionaturali possono collaborare nel rispetto delle reciproche competenze?
Certamente. L’integrazione dei saperi può essere utile a tutti, a noi come agli operatori sanitari.
In questi anni, oltre all’attività di divulgazione sul territorio, abbiamo sviluppato esperienze in differenti contesti, dagli ospedali alle carceri fino alle attività rivolte agli anziani.
Le discipline bionaturali hanno sempre attribuito molta importanza all’accoglienza della persona e all’educazione verso determinati stili di vita. Pensiamo, per esempio, alla respirazione, all’alimentazione, al movimento o alla gestione dello stress: sono ambiti sui quali oggi esiste una crescente attenzione.
Ci sono conoscenze che appartengono da tempo alla cultura di alcune discipline bionaturali e che successivamente sono diventate oggetto di interesse e ricerca anche in ambito scientifico. Penso, per esempio, agli studi sul microbiota intestinale o agli effetti della respirazione sul sistema nervoso autonomo e sul nervo vago.
La collaborazione e lo scambio tra mondi differenti devono esserci, ma collaborazione non significa assimilazione.
Le discipline bionaturali confinano con il mondo sanitario, così come con quello dell’estetica, del fitness e dello sport, ma non possono essere assimilate a nessuno di questi ambiti.
Ognuno possiede la propria storia, la propria cultura, la propria formazione e le proprie competenze. È proprio riconoscendo questi confini che possiamo costruire un’integrazione dei saperi realmente utile.
Come scegliere un operatore di discipline bionaturali
Che cosa dovrebbe verificare una persona prima di affidarsi a un operatore di discipline bionaturali? Quali elementi possono aiutarla a riconoscere professionalità, formazione e serietà?
Il primo passo è raccogliere informazioni oggettive.
Si può verificare, per esempio, l’eventuale iscrizione dell’operatore ai registri di Regione Lombardia e all’associazione professionale di riferimento. È poi importante conoscere il suo curriculum formativo, verificare quale percorso abbia seguito e distinguere una formazione strutturata da corsi molto brevi.
Anche l’esperienza dell’operatore è importante. Ogni professionista, pur essendo seriamente preparato nella propria disciplina, può avere caratteristiche e competenze personali che lo rendono più adatto a lavorare in determinati contesti o con determinate persone.
Anche il passaparola può essere un elemento utile, così come la presenza sul web, che permette di raccogliere informazioni sull’esperienza, sulla formazione e sull’attività svolta.
Il cittadino deve poter sapere con chiarezza a chi si sta affidando.
Le sfide per il futuro delle discipline bionaturali
Guardando al futuro, quali sono oggi le principali sfide che attendono il mondo delle discipline bionaturali in Italia? Ritiene che siano necessari ulteriori passi sul piano normativo, culturale o formativo?
Le discipline bionaturali hanno il compito di aumentare la propria presenza attiva nella società e di sviluppare attività utili non soltanto rispetto ai bisogni individuali, ma anche a quelli collettivi.
Sul piano normativo auspichiamo che altre Regioni possano sviluppare sistemi analoghi e che si possa arrivare a una maggiore chiarezza anche a livello nazionale.
Recentemente abbiamo presentato alla 10ª Commissione permanente del Senato il catalogo dell’offerta formativa delle discipline bionaturali e abbiamo espresso la richiesta di arrivare a una proposta normativa specifica che ne regolamenti le funzioni, confermando la peculiarità delle nostre attività.
In quella sede si discuteva anche di terapie complementari e integrative e, come Comitato tecnico-scientifico, abbiamo portato il nostro contributo per sottolineare la necessità di distinguere chiaramente le terapie complementari e integrative, che appartengono all’ambito sanitario, dalle discipline bionaturali.
L’auspicio è che possa esserci in futuro un interesse concreto verso una normativa capace di fare maggiore chiarezza.
“Creare ponti anziché muri”
Se dovesse lasciare un messaggio alle persone e alle istituzioni, quale auspicio formulerebbe per il futuro delle discipline bionaturali e del dialogo con il sistema sanitario?
Vorrei ribadire soprattutto un concetto: le discipline bionaturali non sono un’alternativa.
Dal nostro punto di vista rappresentano un’opportunità per le persone che desiderano dedicare attenzione alla propria crescita, al proprio benessere e alla propria vitalità, insieme alle altre figure professionali che, nei rispettivi ambiti, si occupano della persona.
Dobbiamo creare ponti tra mondi diversi, anziché muri che li separano. Il dialogo è possibile se ciascuno mantiene chiara la propria identità e rispetta le competenze degli altri.
Conoscere per scegliere con maggiore consapevolezza
Le discipline bionaturali costituiscono un universo ampio e articolato e proprio per questo informarsi rappresenta il primo strumento a disposizione del cittadino.
Conoscere il percorso formativo dell’operatore, verificare eventuali iscrizioni ai registri e alle associazioni professionali e comprendere con chiarezza quali attività può svolgere permette di effettuare una scelta più consapevole.
Un punto, soprattutto, deve rimanere chiaro: le discipline bionaturali non sono prestazioni sanitarie e non sostituiscono diagnosi, terapie o cure di competenza dei professionisti sanitari.
Fare chiarezza sui confini non significa creare distanze. Significa, al contrario, permettere a realtà differenti di dialogare nel rispetto delle rispettive competenze e offrire alle persone gli strumenti necessari per orientarsi con maggiore consapevolezza.




