Tumori: la rivoluzione della “reversione” che insegna alle cellule malate a tornare normali

Il professor Mariano Bizzarri spiega come nuove molecole naturali possano “riprogrammare” le cellule tumorali invece di ucciderle. E i risultati clinici sono sorprendenti.

Cambiare strategia dopo 50 anni

“È come un allenatore che per 50 minuti prova a fare gol andando dritto verso la porta. Dopo un po’ qualcuno potrebbe dirgli: prova a giocare sulle fasce, cambia strategia”. Con questa metafora calcistica, il professor Mariano Bizzarri, docente di Patologia Generale alla Sapienza di Roma e direttore del comitato scientifico per il programma spaziale della Presidenza del Consiglio, ha spiegato durante un recente webinar organizzato da Contiamoci e SaniFutura il cuore della sua ricerca rivoluzionaria sui tumori.

Il dato di partenza è scomodo ma reale: nel 1983 guarivamo il 50% dei tumori. Oggi, dopo 40 anni, siamo ancora al 50%. Certo, abbiamo fatto passi da gigante su mammella, leucemie e linfomi. Ma per pancreas, polmone, esofago e cervello? Quasi nulla è cambiato.

“Abbiamo raschiato il fondo del barile con l’approccio tradizionale”, ammette Bizzarri. L’approccio che dice “l’unica cellula tumorale buona è quella morta” ha funzionato per i tumori liquidi, ma per molti tumori solidi è un vicolo cieco.

L’idea: non uccidere, ma “rieducare”

La svolta arriva da un’osservazione che ribalta decenni di certezze: le cellule tumorali non sono condannate a restare malate per sempre. Possono essere “riprogrammate” per tornare a comportarsi come cellule normali.

“Il tumore non è una cellula che impazzisce”, spiega Bizzarri. “È uno squilibrio del tessuto, dell’intero sistema. E se questo squilibrio viene corretto, la stessa cellula tumorale può regredire, tornare normale”.

Non è fantascienza: in natura accade continuamente. Molti tumori nascono e vengono eliminati spontaneamente dal nostro organismo in pochi giorni o mesi. Altri, anche clinicamente evidenti, vanno incontro a “regressione spontanea” senza alcun trattamento. Significa che esiste una biologia dell’autoguarigione, un insieme di meccanismi naturali che possono essere attivati.

 

Lo Stamisoma: istruzioni per tornare normali

Dopo 25 anni di ricerche, il team di Bizzarri ha identificato il “codice” di questa riprogrammazione: piccole molecole chiamate micro RNA, estratte da microambiente di uova di pesce in fasi specifiche dello sviluppo.

“Sono istruzioni”, spiega il professore. “Quelle che dicono a una cellula indifferenziata come deve svilupparsi. Abbiamo scoperto che queste stesse istruzioni, che chiamiamo collettivamente Stamisoma, possono dire a una cellula tumorale: torna normale”.

I risultati in laboratorio sono stati straordinari:

  • Blocco della capacità di dare metastasi
  • Riduzione della proliferazione tumorale
  • Cambiamento della forma e del comportamento delle cellule malate

Ma funziona anche sui pazienti?

 

Dal laboratorio al paziente: un percorso ancora in corso

Il cammino per trasformare questi microRNA in un vero e proprio farmaco è ancora lungo. L’anno prossimo partiranno gli studi preclinici sui topi, una tappa fondamentale per comprendere a fondo i meccanismi molecolari e aprire la strada ai trial clinici veri e propri.

Nel frattempo, però, la ricerca ha fatto una scoperta preziosa: un estratto totale di uova di trota è in grado di migliorare il metabolismo delle cellule tumorali. Come? Favorendo la fosforilazione ossidativa e riattivando la respirazione mitocondriale, cioè “riparando” il motore energetico delle cellule che nel tumore funziona in modo anomalo.

“Le cellule tumorali divorano zuccheri in modo abnorme”, spiega Bizzarri. “Questo metabolismo alterato le mantiene in stato tumorale. Quando riusciamo a modificarlo, riattivando i mitocondri, la cellula può tornare verso un funzionamento normale”.

Questi dati hanno permesso di realizzare un preparato disponibile come integratore alimentare (Synchro Levels) che aiuta i pazienti a reggere meglio le cure oncologiche, contrasta la spossatezza e rafforza il sistema immunitario.

 

I risultati clinici che danno speranza

Gli studi condotti finora mostrano dati incoraggianti:

Uno studio pilota sul tumore del colon condotto nel 2018 i pazienti in terapia di salvataggio con Regorafenib + l’integratore hanno mostrato una sopravvivenza del 75% a 12 mesi, contro il 33% del solo Regorafenib. Perché questo miglioramento? I pazienti, stando meglio fisicamente, sono riusciti a tollerare e proseguire più a lungo le cure oncologiche classiche, che così hanno potuto fare il loro effetto.

In un recente studio multicentrico in doppio cieco con placebo coordinato dall’ospedale IRCCS Humanitas di Milano (Rozzano) e pubblicato sulla rivista Cancers nel 2023, sono emersi miglioramenti significativi e misurabili in funzione fisica, vitalità e benessere psicologico in tutti i pazienti trattati. Sono stati analizzati oltre 20 parametri di qualità della vita e sono migliorati praticamente tutti.

E poi ci sono i casi “impossibili”, come quello raccontato da Bizzarri: “Un paziente di 80 anni con tumore dell’esofago avanzato, che non poteva più deglutire. In 15 giorni ha ripreso a mangiare, in 6 mesi il tumore era quasi scomparso. È vissuto altri 5-6 anni”.

Un altro caso recente: “Una paziente con tumore alla mammella, in attesa di iniziare la terapia convenzionale, ha preso l’integratore. In 25 giorni il marcatore tumorale CEA si è dimezzato, passando da 67 a 30”.

Il punto chiave è questo: si tratta di un supporto che aiuta il corpo a reggere meglio le terapie oncologiche standard. E quando il paziente sta meglio, può fare le cure in modo completo ed efficace. È questo il vero vantaggio che si traduce in maggiore sopravvivenza.

 

Non è una bacchetta magica

Bizzarri è il primo a mettere in guardia: “Non esistono soluzioni miracolose. Ogni caso fa storia a sé”.

E questo è un punto chiave: lo Stamisoma non ha effetti collaterali. Anzi, migliora energia, tollerabilità delle cure, stato immunitario. “Costa troppo poco”, ironizza Bizzarri. “Se costasse 200.000 euro l’anno come certe immunoterapie, qualche Big Pharma se ne sarebbe già impossessato”.

 

Le nuove frontiere: pancreas e immunità

Oggi sono in corso studi multicentrici in 5 grandi ospedali lombardi sul tumore del pancreas metastatico, uno dei più aggressivi. E studi in fase di completamento sul tumore al seno mostrano effetti positivi sul sistema immunitario.

Emerge anche un altro tema cruciale: l’alimentazione è la prima causa dei tumori. E le cellule tumorali hanno un metabolismo diverso: divorano quantità enormi di zuccheri semplici.

“L’obesità e il diabete sono la peggiore pandemia in corso”, avverte Bizzarri. “Ma su questo possiamo intervenire. Dieta mediterranea, riduzione di zuccheri semplici e grassi saturi, qualche proteina nobile. E per carità, niente fast food”.

 

La lezione di umiltà

Il professore chiude con una riflessione che vale per la scienza come per la vita: “Non ci si innamora di un’idea, di una soluzione. Quello apre la porta all’ideologia, all’estremismo. Le ipotesi vanno verificate sul campo. Come diceva Manzoni: adelante Pedro, con juicio. Avanti, ma con giudizio”.

E ricorda: “Noi moriamo perché dobbiamo morire. Ma magari ci sia lasciata la possibilità di scegliere come. E questo dipende da noi: dal rispetto quotidiano del nostro corpo e della nostra mente”.

Redazione Sanifutura
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