Non siamo macchine da riparare, ma storie da ascoltare. Il Dott. Marcello Monsellato ci invita a cambiare prospettiva: smettere di combattere i sintomi e iniziare a comprendere il messaggio che il nostro corpo ci invia.
Quante volte, al primo accenno di febbre o dolore, abbiamo provato un senso di fastidio, quasi di tradimento da parte del nostro corpo?
Nella frenesia del mondo moderno, la malattia è vista come un guasto tecnico, un ostacolo alla produttività da eliminare il più in fretta possibile con un farmaco “spegni-sintomo”. Ma se ci stessimo sbagliando?
Se quel malessere fosse, paradossalmente, un atto d’amore del nostro organismo?
È questo il cuore del pensiero del Dott. Marcello Monsellato — medico, psicologo e ideatore della medicina omeosinergetica — che ci propone un termine tanto insolito quanto illuminante: la “Benattia”.
Il corpo non sbaglia mai
La riflessione di Monsellato nasce da una ferita professionale: la perdita di un paziente per un banale antidolorifico. Da quel “lampo” di consapevolezza è nato un percorso che ribalta i dogmi della medicina tradizionale. “Il nostro corpo non è nato per ammalarsi, è nato per vivere“, spiega il medico.
La malattia, dunque, non è un nemico che ci attacca dall’esterno, ma una “fisiologia emergenziale”. È il corpo che reagisce a un sovraccarico, a uno stress o a un malvivere che non riusciamo più a gestire. È un tentativo estremo di adattamento: una scarica biologica che ci purifica e, come nel caso delle malattie esantematiche dell’infanzia, rinforza il nostro sistema immunitario.
Oltre la “spia rossa”: verso una guarigione consapevole
Monsellato usa una metafora potente: quella dell’automobile. Quando si accende una spia rossa sul cruscotto, la medicina convenzionale spesso si limita a “svitare la lampadina” per non vedere più il segnale. Ma il problema sotto il cofano resta.
“La cura è del medico, ma la guarigione è del paziente.”
Qui sta la differenza fondamentale. Mentre la cura agisce in periferia, la guarigione è un processo profondo che richiede consapevolezza. Curare significa mettere a tacere il sintomo; guarire significa interpretarlo, capire quale comportamento o emozione lo ha generato e riprendere in mano le redini della propria vita.
Una medicina a misura d’anima
Il grido d’allarme del Dott. Monsellato riguarda l’assenza di “psiche” nella medicina contemporanea. Trattare tutti i pazienti con lo stesso protocollo è, secondo lui, un insulto alla dignità umana. Siamo esseri unici, fatti di storie, vissuti e fragilità diverse. Per questo la medicina del futuro deve essere “sartoriale”: cucita su misura per ogni individuo.
Questo impegno si traduce oggi nell’attività della SIM (Società Italiana di Medicina), una comunità nata per difendere la libertà di cura e promuovere una medicina che sia, prima di tutto, un’arte umana. Una medicina che agisca “secondo coscienza e scienza”, e non viceversa.
Ascoltarsi per rinascere
Accogliere il concetto di Benattia non significa rifiutare le cure, ma smettere di vivere nel terrore del proprio corpo. Significa guardare al sintomo con gratitudine, come a un maestro severo ma necessario che ci indica la strada per tornare in equilibrio.
Forse, la prossima volta che ci sentiremo deboli o affaticati, potremmo provare a fermarci e chiederci: “Cosa sta cercando di dirmi la mia Benattia?”. La risposta potrebbe essere il primo passo verso una guarigione vera e duratura.




