Reversione tumorale: trasformare le cellule maligne. E’ davvero possibile?

Alcune ricerche mostrano che, in particolari condizioni biologiche, cellule tumorali possono modificare il proprio comportamento. Una prospettiva che sta aprendo nuove riflessioni nella ricerca sul cancro.

 

Per decenni il cancro è stato raccontato quasi esclusivamente come una malattia genetica irreversibile.
Una cellula accumula mutazioni, perde il controllo e diventa un nemico da distruggere.

Ma oggi alcune ricerche stanno aprendo una prospettiva diversa e sorprendente: in particolari condizioni biologiche alcune cellule tumorali sembrano poter modificare il proprio comportamento e perdere parte della loro aggressività.

È il tema della reversione tumorale, al centro del webinar organizzato da Sanifutura con Andrea Pensotti, ricercatore in biologia dei sistemi e autore del libro Reversione. Un argomento ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma sempre più discusso all’interno della ricerca sul microambiente cellulare, sull’epigenetica e sulla medicina dei sistemi.

Il cancro è davvero solo una malattia genetica?

Durante il webinar Pensotti ha spiegato come la visione genetica del cancro abbia dominato la medicina moderna soprattutto dagli anni ’50 in poi, dopo la scoperta della struttura del DNA e l’identificazione dei primi oncogeni.

Secondo questo paradigma, il tumore nasce da mutazioni genetiche irreversibili. E proprio per questo il cancro è stato considerato, per molto tempo, un processo sostanzialmente irreversibile.

Negli ultimi anni però qualcosa ha iniziato a cambiare.

Diversi gruppi di ricerca internazionali stanno osservando che il comportamento delle cellule tumorali non dipende soltanto dai geni, ma anche dal contesto biologico in cui vivono. In altre parole, il microambiente cellulare potrebbe influenzare profondamente il destino della cellula.

È qui che entra in gioco il concetto di reversione tumorale.

Che cos’è la reversione tumorale

Pensotti ha spiegato il concetto in modo molto chiaro: una cellula può mantenere le proprie mutazioni genetiche ma smettere di comportarsi come una cellula tumorale maligna.

Non si parla quindi di “cancellare o correggere” il DNA alterato, ma di modificare il modo in cui quei geni vengono espressi.

Per comprendere questo meccanismo il ricercatore ha richiamato la differenza tra genotipo e fenotipo. Tutte le cellule del nostro organismo possiedono infatti lo stesso DNA, eppure pelle, fegato, cervello e muscoli sono completamente diversi tra loro. Questo accade perché il contesto biologico orienta l’espressione dei geni in modo differente.

Secondo la ricerca sulla reversione tumorale, anche alcune cellule cancerose potrebbero essere influenzate da segnali provenienti dall’ambiente circostante.

Gli esperimenti che hanno cambiato prospettiva

Uno degli aspetti più affascinanti affrontati durante il webinar riguarda gli esperimenti storici che hanno osservato questo fenomeno.

Pensotti ha raccontato gli studi pionieristici realizzati già negli anni ’40 alla Rockefeller University, dove cellule tumorali vegetali inserite in apici germinativi di pianta del tabacco riuscivano a reintegrarsi contribuendo allo sviluppo di una pianta normale.

Successivamente altri esperimenti su salamandre e modelli murini hanno mostrato risultati simili: cellule tumorali inserite in ambienti embrionali o rigenerativi perdevano parte del comportamento maligno e si integravano nei tessuti sani.

Secondo Pensotti, questi dati suggeriscono che il microambiente biologico possa inviare segnali in grado di “rieducare” il comportamento cellulare.

Microambiente, epigenetica e terreno biologico

Il webinar ha approfondito anche un altro concetto centrale: il ruolo dell’epigenetica.

Oggi sappiamo che alimentazione, movimento, stress, sonno e ambiente possono influenzare il modo in cui i geni vengono attivati o silenziati. Non cambiano il DNA, ma modificano il modo in cui viene letto dall’organismo.

Pensotti ha spiegato come la ricerca stia mostrando sempre più chiaramente che il corpo non può essere compreso osservando soltanto il gene isolato. Conta anche il “terreno biologico”, cioè l’insieme delle relazioni, dei segnali e delle condizioni in cui vivono le cellule.

È una visione più sistemica della salute, in cui il cancro viene interpretato anche come una perdita di comunicazione tra cellule e tessuti.

Dalla distruzione alla modulazione?

Uno dei passaggi più interessanti dell’incontro riguarda proprio il possibile cambio di paradigma nella ricerca oncologica.

Per molti anni si è parlato di “guerra al cancro”, concentrandosi quasi esclusivamente sulla distruzione della cellula tumorale. Oggi però alcuni ricercatori iniziano a chiedersi se, accanto alle terapie tradizionali, non sia possibile lavorare anche sulla modulazione del contesto biologico.

Pensotti ha sottolineato più volte che questo approccio non sostituisce la medicina oncologica convenzionale e non rappresenta una cura miracolosa. Il rischio di semplificare o creare false speranze è reale e va evitato con grande responsabilità.

Tuttavia la ricerca sta iniziando a esplorare nuove strade legate al metabolismo cellulare, ai microRNA, agli stamisomi e ai segnali del microambiente.

La ricerca sugli stamisomi e il progetto Synchro Levels

Durante il webinar si è parlato anche degli studi condotti dal gruppo di ricerca del prof. Bizzarri insieme a Pensotti sugli stamisomi, estratti biologici derivati da cellule uovo e cellule staminali.

Secondo quanto spiegato durante l’incontro, alcune ricerche preliminari stanno osservando il possibile impatto di questi estratti sul metabolismo cellulare e sulla funzionalità mitocondriale.

Pensotti ha inoltre citato diversi studi clinici condotti con  ospedali italiani, nei quali uno speciale estratto di uova di pesce è stato somministrato a pazienti oncologici (tumore al fegato, al colon e al seno). I risultati pubblicati sono molto incoraggianti:  sono stati osservati miglioramenti legati ad astenia, perdita di peso, nausea e qualità della vita. In generale sembra che questa integrazione favorisca l’aderenza alle terapie. In uno studio pilota sul tumore del colon, per esempio, i pazienti che hanno associato questi estratti alle cure oncologiche hanno potuto effettuare una media di 9,1 cicli di trattamento rispetto ai 6,8 cicli dei pazienti che non beneficiavano dell’integrazione.

Il prodotto oggi disponibile si chiama Synchro Levels, ma il ricercatore ha ribadito più volte che non si tratta di una terapia in grado di curare il cancro, bensì di un integratore che ha dimostrato clinicamente di poter offrire un valido supporto nutrizionale ai pazienti oncologici, aiutandoli ad affrontare meglio il percorso di cura.

 

Una nuova visione della salute?

Il messaggio finale emerso dal webinar è decisamente interessante: la vita non è un insieme isolato di cellule Le cellule vivono dentro reti di segnali, relazioni biologiche, influenze metaboliche e ambientali molto più complesse di quanto abbiamo immaginato per anni.

Queste ricerche ci ricordano che studiare il cancro non significa concentrarsi solo sui singoli geni, ma osservare l’intero tessuto e i processi di dialogo tra le cellule: un cambio di prospettiva che potrebbe rivelarsi decisivo per comprendere, e forse un giorno governare, l’equilibrio biologico che separa la salute dalla malattia.

Monica Mazzoleni
Monica Mazzoleni

Farmacista formulatore, giornalista

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