Salute e Benessere

Sostenere le forze durante la cura

Sistema immunitario, stress ossidativo e medicina di terreno

Perché alcune persone si sentono svuotate durante le terapie? L’immunologo Mauro Mantovani spiega cosa accade nel nostro organismo e come sostenere il terreno biologico durante il percorso di cura.

 

Le interviste di Sanifutura

In questo nuovo appuntamento de Le interviste di Sanifutura incontriamo Mauro Mantovani, biotecnologo e immunologo impegnato nello studio della medicina di terreno e dei network biologici che regolano il funzionamento dell’organismo.

Con lui affrontiamo un tema molto sentito da chi attraversa percorsi di cura complessi: la perdita di energia durante le terapie e il ruolo che il sistema immunitario può avere nel sostenere la resilienza dell’organismo.

La stanchezza non riguarda solo i pazienti oncologici

La spossatezza profonda è uno dei sintomi più frequenti nei percorsi terapeutici complessi, ma non riguarda esclusivamente i pazienti oncologici.

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«Il tema della spossatezza ci accompagna da molti anni», spiega Mantovani. «Non riguarda solo i pazienti oncologici ma anche persone con riattivazioni virali croniche, patologie del sistema nervoso o condizioni autoimmuni».

Secondo Mantovani questa condizione è spesso collegata a un’alterazione del sistema immunitario.

«Molto spesso osserviamo un abbassamento della componente adattativa del sistema immunitario», racconta. «Quella parte più specifica che permette all’organismo di rispondere in modo mirato alle aggressioni biologiche».

Negli ultimi decenni proprio il sistema immunitario è diventato uno dei protagonisti della ricerca medica.

«Oggi l’immunoterapia ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie terapeutiche», osserva Mantovani, «perché il sistema immunitario è uno dei grandi regolatori della risposta dell’organismo alla malattia».

 

Non sempre il sistema immunitario va stimolato

Nel linguaggio comune si parla spesso di “stimolare” il sistema immunitario, ma la realtà biologica è molto più complessa.

«Il sistema immunitario è un network estremamente sofisticato», spiega Mantovani. «In alcune condizioni, come nel caso delle patologie oncologiche, può essere utile stimolare cellule specifiche che agiscono contro le cellule tumorali».

In molti altri casi però l’obiettivo non è stimolare, ma modulare.

«In molte situazioni è più corretto parlare di immunomodulazione», continua Mantovani. «Significa riportare il sistema immunitario verso una condizione di equilibrio».

È proprio qui che entra in gioco il concetto di terreno biologico, cioè l’insieme di condizioni che permettono all’organismo di mantenere la propria stabilità.

 

Il possibile ruolo dello stamisoma

Durante l’intervista Mantovani parla anche di nuove prospettive di ricerca legate allo stamisoma.

«Lo stamisoma lavora su un piano epigenetico», spiega. «Non modifica il patrimonio genetico ma può contribuire ad attivare o disattivare alcuni processi cellulari».

Secondo l’esperienza clinica riportata dal dottor Mantovani questo tipo di intervento può favorire il recupero di alcune funzioni biologiche e sostenere anche il sistema immunitario.

«L’obiettivo è aiutare l’organismo a ritrovare una condizione di omeostasi», spiega, «cioè di equilibrio tra i diversi sistemi biologici».

 

Stress ossidativo e perdita di energia

Uno degli elementi più importanti osservati nella pratica clinica riguarda il ruolo dello stress ossidativo.

«Molto spesso i pazienti che presentano una forte astenia mostrano anche un aumento significativo dei radicali liberi», racconta Mantovani.

Questo squilibrio può alimentare infiammazione, acidosi dei tessuti e alterazioni del metabolismo cellulare.

«Quando questi processi si amplificano si crea una sorta di circolo vizioso», spiega. «Lo stress ossidativo alimenta l’infiammazione e l’infiammazione aumenta ulteriormente lo stress ossidativo».

Per questo motivo l’analisi di specifici biomarcatori può aiutare a comprendere meglio lo stato del terreno biologico.

 

Sistema immunitario ed energia vitale

Quando il sistema immunitario riesce a ritrovare un buon equilibrio, spesso si osserva anche un miglioramento della qualità della vita.

«Quando i parametri biologici migliorano», racconta Mantovani, «vediamo spesso che anche il paziente riferisce di sentirsi meglio».

Questo significa che i dati di laboratorio iniziano a riflettere il miglioramento percepito dalla persona.

«In questi casi il miglioramento è sia soggettivo sia oggettivo», spiega Mantovani, «perché coincide con il recupero di alcuni parametri biologici».

 

Quando la stanchezza diventa un segnale

Un messaggio importante riguarda proprio la stanchezza persistente.

«Una stanchezza profonda e cronica non compare dal nulla», sottolinea Mantovani. «Spesso è un segnale che l’organismo sta cercando di comunicarci qualcosa».

Secondo l’immunologo imparare ad ascoltare questi segnali può aiutare a intervenire prima che lo squilibrio evolva verso condizioni più complesse.

«Il primo passo è sempre capire perché una persona si sente senza forze», conclude. «Il nostro organismo ci manda continuamente segnali e imparare ad ascoltarli è fondamentale».

 

Chi è Mauro Mantovani

Mauro Mantovani è biotecnologo e bioimmunologo impegnato nello studio della medicina di terreno e della biologia dei sistemi.

La sua attività si concentra sull’analisi dei network immunitari, dello stress ossidativo e dei meccanismi di regolazione cellulare, con l’obiettivo di comprendere come sostenere l’organismo nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Nel suo lavoro integra ricerca biologica, analisi dei biomarcatori e approcci orientati al riequilibrio del terreno biologico, con particolare attenzione al ruolo del sistema immunitario nei percorsi di cura complessi.

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