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Sbalzi umorali in menopausa

La menopausa non è solo un semplice evento biologico, ma è anche legata alla nostra storia sociale, ai mutamenti della scienza medica, alle nuove leggi, al femminismo e alla politica.

Il termine “menopausa” fu usato per la prima volta dal medico francese Charles-Pierre-Louis de Gardanne nel 1812 che la descrisse come “l’età critica delle donne”. Deriva dal grecopausis”, cessazione e “men”, mese. 

Nel XIX secolo l’aspettativa di vita di una donna era inferiore ai 50 anni e molte donne non sperimentavano neppure gli effetti della menopausa perché non raggiungevano mai “l’età critica”. Con il XX secolo e lo sviluppo massiccio della tecnologia, della medicina e del controllo delle malattie infettive, l’aspettativa di vita delle donne aumentò. Ma anche se le donne vivevano più a lungo i problemi ormonali e la menopausa non erano considerati problemi reali. Le donne inoltre non potevano concedersi il lusso di pensare a se stesse negli anni della guerra e del dopoguerra.

Che cos’è la menopausa?

La scomparsa completa del ciclo mestruale, di per sé legata alla diminuzione progressiva della produzione di estrogeni e progesterone da parte delle ovaie, conduce a quel periodo di vita della donna definito come menopausa, in cui si “sperimentano” le conseguenze del calo degli ormoni.

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La menopausa spontanea avviene nella fascia di età 46-55 anni, se compare prima si definisce prematura, se oltre menopausa tardiva.

La menopausa vera e propria è preceduta da una fase definita climaterio della durata di qualche anno in cui si manifestano le prime avvisaglie del cambiamento, progressivamente sempre più significativo, della condizione ormonale. Durante questo periodo, che qualcuno chiama anche premenopausa, si evidenzia una progressiva irregolarità nella produzione di estrogeni con la presenza di cicli anovulatori che porta al tipico quadro clinico di segni e sintomi: gonfiori diffusi, instabilità del tono dell’umore, sarcopenia, calo della libido.

Non esiste per la donna la possibilità di prevedere il momento esatto in cui arriverà la propria menopausa e nemmeno i sintomi che avvertirà.

Tutto ciò avviene con variabilità soggettive legate a fattori ereditari, stile di vita, nutrizione, stress, attività motoria, meccanismi preposti alla metabolizzazione ormonale.

Sintomi e segni clinici

I nostri ormoni ovarici non lavorano mai da soli ma si armonizzano a vicenda e si possono anche trasformare uno nell’altro a seconda delle esigenze del corpo.

Il modificarsi del rapporto estrogeni/progesterone rappresenta il principale responsabile del progressivo aggravarsi del quadro clinico che vede apparire, con variabilità soggettiva, i vari disturbi. Parallelamente si manifesta anche una riduzione dei livelli di testosterone, prodotto dalle ovaie, corresponsabile di quadri involutivi e degenerativi che coinvolgono diversi organi e apparati.

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Disturbi a breve termine

In ordine di frequenza compaiono i disturbi vasomotori in particolare vampate di calore e sudorazioni prevalentemente notturne, ai quali fanno seguito quelli della sfera psicologica come turbe del sonno, irritabilità, sbalzi d’umore, scarsa concentrazione, ansia e depressione. 

Questi disturbi sono legati al venir meno dell’attività estrogenica che è un modulatore dei sistemi neuroendocrini. Si hanno dunque alterazioni della regolazione dei centri dell’ipotalamo e del sistema limbico. Altri disturbi non meno importanti sono quelli legati alla sessualità, quali l’atrofia vaginale e la perdita della sua elasticità, la diminuzione della lubrificazione locale e della libido.

Disturbi a lungo termine

La carenza estrogenica, alterando il trofismo dei tessuti uretrali e indebolendo la fascia pelvica, porta alla comparsa di patologie dei tessuti di sostegno quali il prolasso uterino e l’incontinenza urinaria. Altro caratteristico disturbo è dato dalla comparsa di suscettibilità verso le malattie cardiovascolari. Infine la limitata produzione di estrogeni da parte delle ovaie rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza dell’osteoporosi, caratterizzata dalla progressiva perdita di tessuto osseo.

Rimedi per contrastare i sintomi

Dal momento che una terapia ormonale sostitutiva (TOS), caratterizzata dall’uso di uno o più farmaci, spetta esclusivamente al ginecologo che può valutarne gli eventuali rischi, possiamo analizzare quali integratori ci possono essere di aiuto.

Carenza estrogenica

Sono utili le piante che contengono fitoestrogeni, in particolare isoflavoni, sostanze naturali che hanno azioni e struttura simili a quelle degli ormoni femminili: il trifoglio rosso (Trifolium pratense) e la soia (Glicine soja). Anche il luppolo (Humulus lupulus) contiene sostanze estrogeniche ed è un ottimo sedativo e riequilibrante nervoso indicato anche nei casi di astenia.

La cimicifuga (Cimicifuga racemosa) è in grado di ridurre in maniera significativa le vampate di calore, la sudorazione intensa, le palpitazioni, l’irritabilità e i disturbi dell’umore garantendo un’elevata sicurezza ed un’ottima tollerabilità.

Carenza di progesterone

La dioscorea (Dioscorea villosa) contiene saponine steroidee molto simili al progesterone. Allevia l’ansia, il nervosismo e attenua in modo significativo l’osteoporosi.

L’agnocasto (Vitex agnus castus) possiede una spiccata azione ormonale sull’organismo con il risultato di ristabilire un normale equilibrio tra estrogeni e progesterone, utile anche nella sindrome premestruale.

Carenza di testosterone

Sebbene questi fitoterapici naturali siano usati prevalentemente nel sesso maschile, nella menopausa possono essere di aiuto il Tribulus terrestris per i disturbi fisici e psichici e il Panax ginseng per attenuare gli stati depressivi e accrescere il rendimento e la concentrazione.

Per l’abbassamento del tono dell’umore e nell’insonnia è utile la griffonia (Griffonia simplicifolia), detta anche “fagiolo africano”. Dai suoi semi si estrae il 5-HTP (idrossitriptofano) in grado di incrementare i livelli di serotonina e di altri neurotrasmettitori quali la melatonina, importante nel ritmo sonno-veglia, dopamina e beta-endorfine nel sistema nervoso centrale.

Tra i minerali sono importanti lo zinco e il magnesio. Lo zinco bilancia l’umore e la produzione di estrogeni e contribuisce a rendere molto efficaci gli effetti del magnesio nel rilassamento dei muscoli. Anche la vitamina B6 collabora con lo zinco per regolare gli ormoni e per alleviare gli sbalzi d’umore e la depressione.

A tutto ciò si deve associare sempre uno stile di vita corretto, ponendo molta attenzione all’alimentazione, a svolgere una moderata e regolare attività fisica ed esercizi di rilassamento e meditazione.

Fonti:

D. Galimberti, “La medicina dell’aging e dell’antiaging”, Edra

M. Gluck, V. Edgson, “Questione di ormoni”, Cairo

T. Hertoghe, M. Enrico, “Gli ormoni della felicità”, Sperling&Kupfer

Farmacista
Chimica farmaceutica e farmacista. Specialista in medicina funzionale regolatoria e medicina antiaging. Esperta in fitoterapia, omeopatia, aromaterapia e fiori di Bach.

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