Il tuo viso è una mappa: scopri come usarla

Spesso cerchiamo risposte al nostro malessere in soluzioni complicate. Eppure, esiste una mappa tracciata proprio sul nostro viso che parla di noi, dei nostri organi e delle nostre emozioni. Abbiamo incontrato Stefano Fracasso, insegnante di Dien Chan, per capire come il semplice tocco sul volto possa aiutarci a ritrovare l’equilibrio.

Guardare oltre la superficie

Il volto trasmette istantaneamente il nostro stato d’animo e di salute. Stefano Fracasso ci spiega che per un riflessologo il volto è come un libro aperto: piccole macchie o segni della pelle sono segnalazioni che il corpo invia per indicare una disarmonia in corso. In realtà, è una sensazione che proviamo tutti: quando un amico o un collega non sta bene, la prima cosa che gli diciamo è “hai un viso che non mi piace”. Ma la vera scoperta è che il viso funziona come un doppio comando: così come visualizza un problema, ci permette anche di intervenire su di esso attraverso il tocco.

 

Una storia di necessità e intuizione

Il Dien Chan ha una storia che nasce dal bisogno concreto. Siamo nel Vietnam degli anni ’80, un Paese distrutto dalla guerra dove le scarse risorse mediche erano destinate solo a chi poteva contribuire alla ricostruzione. In un ospedale per persone con tossicodipendenza, il Professor Bùi Quôc Châu si trovò a dover curare pazienti senza mezzi e senza farmaci. Essendo un agopuntore, cercò un’alternativa all’uso degli aghi, anche per evitare i rischi sanitari di quel periodo. Fu così che, mappando il corpo sul viso, scoprì che stimolando determinati punti si potevano ottenere risultati sorprendenti. Il primo successo arrivò il 26 marzo 1980, quando riuscì a dare sollievo a un uomo con dolori atroci alla schiena semplicemente toccando un punto sul naso. Da quel momento la tecnica prese il nome di Dien Chan: cercare e mappare il benessere sul viso.

 

Il potere di un tocco

I risultati arrivano spesso quando meno te lo aspetti. Stefano racconta di una donna quasi bloccata dal dolore alla schiena incontrata durante una fiera. Senza strumenti, Stefano iniziò a manipolare le zone del viso corrispondenti alla colonna vertebrale. La meraviglia della persona fu immediata: “Tu mi tocchi il naso e io sento la schiena?”. In pochi minuti, quel dolore invalidante lasciò il posto alla libertà di movimento. È la dimostrazione di come il corpo possa rispondere a una sollecitazione corretta.

 

Un esercizio pratico per la cervicale

Per chi soffre di tensioni al collo, Stefano suggerisce alcuni gesti semplici che possiamo fare da soli. Un primo aiuto arriva dal massaggiare o picchiettare la zona intorno agli occhi e vicino alle tempie. Un altro esercizio molto efficace consiste nel chiudere le mani a pugno con i pollici all’interno e far ruotare i polsi ripetutamente in entrambi i sensi. Poiché il polso può compiere lo stesso movimento del collo, questa rotazione aiuta ad alleggerire i carichi sulla colonna e a dare sollievo alla cervicale.

L’autotrattamento come scelta di libertà

Uno degli aspetti più profondi dell’approccio di Stefano è l’insistenza sull’autotrattamento. La filosofia del fondatore vietnamita è che il Dien Chan debba entrare in ogni famiglia. Se una persona ha un forte mal di schiena alle tre di notte, non può dipendere da un esperto che sta dormendo; deve essere in grado di aiutare se stessa o i propri cari. Imparare questa tecnica significa smettere di delegare passivamente la propria guarigione all’esterno e mettersi in gioco. È un modo per riprendere il comando, ricordando al corpo di tornare a fare il suo lavoro naturale.

In un momento storico in cui siamo spesso disconnessi da noi stessi, Stefano ci invita a vedere ogni malessere come un’occasione per conoscerci meglio e a non vivere la vita in modo passivo, ma a diventarne i veri protagonisti.

Monica Mazzoleni
Monica Mazzoleni

Farmacista formulatore, giornalista

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